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FINALMENTE …….LA FARNESINA SI TINGE DI ROSA
Il Consiglio dei Ministri ha nominato, per la
prima volta nella storia della diplomazia italiana, due donne "ambasciatori" di rango,
sperando che con questo "new deal" venga coniato il nuovo termine "ambasciatrici".
Le due diplomatiche nominate ambasciatori sono Graziella Simbolotti e Iolanda Brunetti: la prima si
trova, quale capo missione, nel Sultanato dell'Oman e la seconda in Afghanistan.
Le nomine hanno avuto ampia eco e, soprattutto, il compiacimento di tutto il mondo politico italiano,
contesto politico italiano in cui ancora oggi la presenza delle donne è al 9%.
Da un incontro avuto con le donne diplomatiche della Farnesina, con le rappresentanti della nostra
Segreteria UILESTERI, è emersa viva soddisfazione per queste tanto attese promozioni.
Abbiamo potuto constatare che anche nel mondo della diplomazia "al femminile" esistono problematiche che, già da tempo, stanno emergendo nel mondo del lavoro in generale. Ciò che traspare dalle loro affermazioni è la volontà ad un cambiamento del sistema, sinora vigente, fondato su delle realtà più confacenti ad un contesto lavorativo basato su canoni inadeguati per una donna.
Troviamo che sia democratico che la donna, non debba incontrare quotidianamente quelle difficoltà
organizzative che non le permettono di poter svolgere serenamente i propri compiti e che spesso le
impediscono di poter essere valorizzata adeguatamente.
Ma ciò che mi fa riflettere è che, scorrendo l'annuario diplomatico, noto che le due ambasciatrici vengono
da carriere intense, difficili, anche se al tempo stesso prestigiose, e ciò mi fa pensare che per una
donna, per raggiungere posizioni di vertice, l'impegno e le capacità debbano essere di gran lunga più
significativi di quelle di un uomo nelle stesse condizioni!
Infatti, se scorriamo i curricula delle due neo-ambasciatrici notiamo che, Graziella Simbolotti fu la
prima donna ad essere ammessa al concorso per la carriera diplomatica insieme al Ministro
plenipotenziario Maria Teresa Frittelli. Tra gli innumerevoli incarichi la Simbolotti, dopo un periodo
presso la Direzione Generale per l'Emigrazione fu assegnata alla rappresentanza permanente d'Italia
presso le organizzazioni internazionali a Ginevra, poi successivamente console a Parigi e consigliere
a Città del Messico, quindi al MAE assegnata al gabinetto del Ministro degli Esteri e poi al Cerimoniale
della Repubblica.
Successivamente è stata nominata ministro consigliere presso la nostra rappresentanza a Pechino. Nel 1986 le fu conferita la nomina di Ministro plenipotenziario. Dal 1990 al 1993 ha rivestito presso la Farnesina il ruolo di Vicedirettore generale dell'Emigrazione e degli Affari sociali. Dal 1993 al 1997 è stata accreditata con la funzione di Ambasciatore prima a Nicosia e poi a Manila. Rientrata di nuovo al MAE nel 2001, all'Ispettorato generale nel ruolo di coordinatrice delle attività relative alla sicurezza del ministero e degli uffici all'estero, nel 2004 riparte per l'Oman con la funzione di Ambasciatore, dove, lo è diventata di grado.
Non meno meno prestigiosa è la carriera di Jolanda Brunetti Goetz, romana, come la sua collega Simbolotti, laureata in Scienze politiche, in diplomazia dal 1967.
Ha svolto le sue funzione al Servizio storico e documentazione e alla Direzione Generale degli affari
economici, secondo segretario a Kuala Lumpur, console aggiunto a New York.
Nel 1976 è alla Farnesina presso la Direzione Generale affari economici, nel 1980 in missione in
Birmania, nel 1984 a Parigi come primo consigliere presso l'OCSE; nel 1988 alla cooperazione
allo sviluppo, nominata poi Ministro plenipotenziario. Accreditata con le funzione di Ambasciatore a
Tashkent, in Uzbekistan e quindi a Kiev in Ucraina. Nel 1997 inviato straordinario e ministro di
prima classe, attualmente ricopre l'incarico di responsabile della ricostruzione del sistema della
giustizia in Afghanistan.
Carolina Milano (luglio 2005)
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| Profilo Donna maggio 2005 |
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| il Consapevole marzo/aprile 2005 |
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| Stendardi (Stand Convegno Civitas Padova 3-7-8 maggio 2005) |
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La lotta italiana per la parità dei sessi
Il Partito femminile vuole aumentare la presenza di donne nella politica
Un recente studio del forum Economico Mondiale (WEF) conferma che in italia la parità dei sessi è ancora un obiettivo lontano. Un'indagine comparativa di 58 stati vede l'Italia soltanto al 45° posto.
Un partito giovane cerca ora di dare alla politica italiana un volto più femminile….
Ogni inizio è difficile: dopo il convegno, organizzato puntualmente il sette di ogni mese nel Circolo Montecitorio a Roma, sulle rive del Tevere, dal Partito delle Donne d'Europa (PD'E), le partecipati (circa sessanta donne e 3 maschi) sono invitati a contribuire personalmente, dando un obolo per pagare l'affitto della sala.
E' solo dopo aver atteso anche a questo compito così indispensabile che la fondatrice e segretaria nazionale del partito, Adriana Padovano Spano, riesce finalmente a rilassarsi. Ha appena condotto una discussione molto animata in cui si è parlato di politica dell'ambiente, della situazione delle donne nei paesi dell'est entrti solo un anno fa nell'Unione europea, ad un oratore ha concluso prospettando un futuro in cui la pace globale diventi una realtà collettiva, a condizione che le donne prendano finalmente il timone in mano. Temi scottanti, impegnativi. Più volte la Signora Padovano Spano ha dovuto calmare la platea in maniera risoluta, ma ora può essere davvero contenta: "I nostri convegni riscontrano un interesse continuamente crescente" - dichiara - "Il che dimostra che le nostre tesi e richieste, benché sembrino radicali, suscitano curiosità e consenso".
Solo il 10 percento dei parlamentari sono donne
Quali sono queste tesi e richieste in un Paese che, per quanto riguarda la parità dei sessi, è stato recentemente collocato al 45° posto in una indagine comparativa del World Economic Forum (WEF) cioè dietro paesi come la Cina, il Bangladesh o lo Zimbabwe?
La risposta è in questa nuova iniziativa politica, che vuole trovare per la prima volta la sua espressione pubblica in occasione delle elezioni previste per primavera del 2006 e che mira soprattutto a dare un maggior peso alle donne nella politica italiana. Un progetto encomiabile che fa sua la speranza che, una volta salite ai posti di potere, le donne siano in grado di migliorare concretamente la società. Ipotesi valida, a cui però finora non è stata data l'opportunità di una verifica, considerato che attualmente i seggi di camera e senato assegnati alle donne sono appena il 10 per cento…
Con la costituzione in mano
Questa magra quota, tra le più basse in tutta Europa, secondo il PD'E dovrebbe essere aumentata fino ad arrivare almeno al 50 percento. Questo corrisponderebbe, com'è noto, più o meno alla reale percentuale femminile della popolazione e - cosa poco nota - avrebbe il vantaggio di rispettare la Costituzione italiana, che nel suo articolo 51 prescrive proprio pari opportunità di accesso alle cariche pubbliche. E' questo il motivo per cui il partito femminile ha scelto come sua denominazione completa PD'E Articolo 51.
Osservando le donne presenti in platea durante il convegno, non si ha la sensazione che con la loro lotta per una vera parità tra i sessi in campo politico e dunque economico e sociale ambiscano a far carriera, o magari ad assicurarsi una "poltrona" in Parlamento. E un motivo c'è. Il movimento del PD'E si pone piuttosto come uno strumento di pressione per gli altri partiti, affinché essi rilancino il dibattito sulla questione delle pari opportunità e venga data a questo tema la giusta priorità, promuovendo candidature femminili ed una reale emancipazione delle donne nella politica.
Imparare dalla Svezia
Meccanismi simili sono già nati in Svezia, che - stando alle stime del Forum economico mondiale - è il Paese con il gender gap minore in assoluto e dove quest'anno è stato fondato un partito femminile, l'Iniziativa Femminista, di cui fa parte la nota esponente di sinistra, Gudrum Schyman. Nei sondaggi questo partito ha raggiunto circa il 10 percento dei consensi. Segnale di allarme e motivo sufficiente per il Premier svedese, il socialdemocratico Persson, di "rimodellare" i suoi messaggi sul "nuovo" target, rivolgendosi maggiormente all'elettorato femminile.
Come riporta la BBC, Persson vuole ora proibire ai giornali svedesi di stampare foto di donne poco o per nulla vestite come si vedono tradizionalmente sui tabloid inglesi. "Nel nostro Paese ancora non esiste la vera parità tra i sessi", ha detto Persson recentemente al congresso delle donne socialdemocratiche suscitando lunghi applausi. "E il primo posto conquistato nello studio del WEF non dovrebbe certo essere motivo per fermarsi e considerare finito il nostro lavoro".
In Italia notizie e parole del genere generano piuttosto incredulità e stupore. E c'è da aspettarsi che bisognerà ancora pagare parecchie volte l'affitto della sala del Circolo di Montecitorio per avvicinarsi solo un po' a queste realtà.
Carsten Wollenweber
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| www.europa.tiscali.de: 25 maggio 2005 |
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| Il TEMPO: 9 marzo 2005 |
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| IMPEGNO: marzo 2005 |
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| Il TEMPO: 1 febbraio 2005 |
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| ITALIA SERA: 1 febbraio 2005 |
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| IL GIORNO : 5 febbraio 2005 |
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| IL MESSAGGERO : 9 febbraio 2005 |
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| INDIPENDENTE: 10 febbraio 2005 |
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| PROGRESS |
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| IL TEMPO: 15 marzo 2005 |
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| PROFILO DONNA marzo 2005 |
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