DONNE D'EUROPA
di Michele FERRELLI

Identità-online ha incontrato Adriana Padovano Spano, segretaria nazionale e fondatrice del PDE, Partito delle Donne d'Europa. Questa nuova realtà politica, che ha visto la luce il 7 Gennaio del 2003, ha fatto il suo primo ingresso nell'agone politico in occasione delle consultazioni del 2006, presentandosi agli elettori con un programma interamente centrato su tematiche al femminile. Mi accoglie cordialmente in una splendida sala dell'Antico Caffè Greco, luogo simbolo del PDE.
Dr.ssa Padovano Spano, come si articola il vostro partito sul territorio?
La nostra organizzazione è presente su tutto il territorio nazionale. Abbiamo sedi in tutte le regioni d'Italia ed il nostro fiore all'occhiello è il Lazio, dove ci siamo presentate in occasione delle ultime elezioni politiche, totalizzando circa cinquemila voti al Senato.
Il simbolo del P.D.E. è una stella rosa a 8 punte. Che significato assume questo logo?
Il colore rosa è il simbolo del femminile, come tutti sanno. Io, come studiosa di psiconumerologia, ho scelto il numero 8 perché è sinonimo di Giustizia, Potere ed Equilibrio. Come Giustizia possiamo dire di rivendicare il giusto significato dell'articolo 51 della nostra carta costituzionale, il quale recita che “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.Come Equilibrio rivendichiamo un Parlamento di genere, in una prospettiva in cui la distinzione nell'emiciclo non sarà più tra destra e sinistra, bensì tra donne ed uomini. Quanto al Potere, noi lo decliniamo al femminile come dovere di gestire la politica e non come diritto.
Qual è il profilo socio-demografico della vostra militante-tipo?
Essendo un partito giovane, il profilo della nostra militante è a 360 gradi. Partecipano alle nostre iniziative molte professioniste provenienti dagli ambiti più disparati ed ultimamente il nostro raggio di azione si è allargato anche all'universo giovanile, tanto che possiamo già avvalerci della preziosa collaborazione di Thaìs, la nostra responsabile del settore giovanile (NdR siede al tavolo con noi una ragazza molto graziosa e dallo sguardo intelligente).
Può riassumerci le vostre linee programmatiche essenziali?
Se dovessi descriverle in estrema sintesi il nostro profilo ed i nostri intenti, direi che puntiamo ad istituire una sorta di zona franca in cui vengano analizzate e se possibile risolte le problematiche di genere femminile. Particolare attenzione rivolgiamo al tema della prostituzione, piaga che ci attanaglia da duemila anni perché le leggi in materia sono sempre state dettate dal Legislatore-Uomo. Se un giorno avrò la possibilità di intervenire normativamente in questo delicato settore, può star certo che proporrò la natura di reato grave sia per quanto riguarda l'esercizio che per il consumo, non tralasciando ovviamente di inasprire le pene relative allo sfruttamento.
Ho notato che il termine “etica” ricorre spesso nei vostri discorsi. Come si declina questo concetto in rapporto al vostro programma di partito e quale valore gli attribuite?
Certamente decliniamo il concetto di etica in una dimensione “metafisica”. Fondamentale per noi è poi la sua attualizzazione in chiave politica, che si traduce nel discorso dell'autofinanziamento e dell'onere individuale per affrontare l'operatività sul territorio. Fermo rimanendo che la nostra è un'etica femminile, di genere, legata alla nostra differenza psicologica, fisiologica e culturale dall'uomo. Il nostro paese detiene uno sconfortante primato, la maglia nera per la presenza femminile nelle istituzioni politico-parlamentari, nel top management pubblico e privato e nell'universo istituzionale globalmente considerato.
Crede che una estensione del meccanismo delle quote rosa sia la panacea, o che sia necessario favorire un mutamento di mentalità? Quali strumenti ritiene siano più efficaci in questo senso?
Sono profondamente contraria al meccanismo-elemosina delle quote rosa, che ritengo sia una inaccettabile umiliazione per le donne. Ancora una volta la dinamica discriminatoria viene ad innescarsi: l'uomo, che detiene il monopolio del potere, ci viene incontro cedendocene una porzione. Noi invece crediamo che lo stesso articolo 51 legittimi la candidatura del 70% di donne nelle liste elettorali. La donna può e deve essere autonoma politicamente, giacchè ha la Costituzione dalla sua parte. Non deve chiedere autorizzazioni o placet agli uomini.
Voi avete sempre dichiarato di voler rimanere estranee al circuito delle alleanze e al bipolarismo centrodestra-centrosinistra Non ritiene che sia un rischio non apparentarsi né con l'uno né con l'altro schieramento? Che margini di manovra ritenete di poter avere rimanendo completamente slegati da vincoli di coalizione?
Utopisticamente ho fondato il partito sul presupposto di una trasversalità logica, dal momento che la presenza femminile nel Parlamento italiano si attesta su un valore medio del 9%, dato comune un po' a tutte le liste. Tuttavia abbiamo in un secondo momento ritenuto opportuno, non tanto per motivazioni di carattere ideologico quanto per opportunismo, di poterci collocare nella coalizione moderata di centro-destra.
Come si pone il vostro partito nei confronti delle nuove generazioni: che seguito ha tra le ragazze e che tipo di soluzioni indicate in rapporto al precariato lavorativo, una piaga che, stando alle cifre, riguarda una porzione sempre più consistente di donne qualificate e determinate?
Il precariato è un grosso problema, alimentato anche dal meccanismo tutto italiano delle baronìe e dei canali preferenziali che ingessa totalmente il sistema, impedendo ai talenti di emergere. In più è frutto di una legislazione maschile che ancora una volta penalizza le donne. Questo partito è giovane e sono certa che avvantaggerà principalmente le giovani, a patto che siano disposte ad “invecchiarci dentro”, per raccogliere, in una prospettiva di lungo termine, i primi risultati significativi del nostro cammino.
Oggi, a seguito del fenomeno Segolène e del fatto che per la leadership del nascituro Pd stiano circolando i nomi di Rosy Bindi e Anna Finocchiaro, si può parlare di nuovo protagonismo femminile? Esisterà mai una Segolène in salsa all'amatriciana ?
Personalmente mi sento una pioniera della leadership al femminile, e se in Francia esiste una Segolene è perché nel 2003 è nato il PDE. Per quanto riguarda Rosy Bindi ci tengo a sottolineare che dirige un ministero che è stato il fiore all'occhiello del nostro programma politico, depositato in tempi non sospetti presso il Ministero degli Interni. La nostra realtà è stata sin dalla nascita guardata con estremo interesse in tutta Europa, con richieste di poter realizzare esperimenti analoghi in Polonia, Grecia e Tunisia. La nostra ambizione è quella di raggiungere una dimensione transnazionale che nulla ha a che fare con il femminismo distruttivo dell'identità maschile, bensì con il femminile, che è cosa ben diversa. La nostra ottica è quella del rispetto profondo dell'uomo e della netta separazione delle identità, per scongiurare il rischio che il finto equilibrio delle pari opportunità generi, come sta accadendo, il fenomeno del “Terzo Sesso”e della “maschilizzazione” della donna. Per noi è imprescindibile che la leadership sia donna.