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6 novembre 2005 - Teatro Quirino

CONVEGNO NAZIONALE PARTITO DONNE D'EUROPA ARTICOLO 51

Intervento della Segreteria Nazionale - Adriana Padovano Spano



Con abnegazione, io ho lavorato chirurgicamente, sulla mappa istituzionale, perché il P.D.'E. resti una cellula sana di riproduzione della digintà femminile, in un Paese metastatizzato dai governi di genere maschile.
I bombardamenti statistici c'inondano di numeri del male, la cui matrice non è certo accreditabile al mondo femminile
Aiutiamo le donne affinché il temuto e minacciato sorpasso del male sul bene o del trionfo del falso sul vero, non alimentino il drammatico ed irreversibile sopravvento.
Il P.D.'E. è il seme fertile che deve fecondare, giacché per sua fisiologia è di natura femminile e riproduttiva.
E' il solo partito che non gode di finanziamenti. E' il solo a rivendicare un Parlamento di genere in piena autonomia e leadership femminile. E' il primo, unico ed originale in Italia ed in Europa. E' il solo a registrare presenze massicce di donne e candidare nelle liste elettorali il 70% di quote "rose" ed il 30% "azzurre".
E' l'unico partito trasversale. Il P.D.'E. è una forza che nasce dal nulla, dunque, dal basso, e procede fieramente fuori dalle corsie preferenziali. E' l'orgoglio italiano in Europa. E' il dovere e non il diritto del voto. E' il piacere di esserci. E' la voglia di fare squadra al femminile. E' la ricerca del tempo perduto. E' il passaggio dalla sopravvivenza alla vita.
E' l'espressione più elevata e nobile per affermare la Democrazia.
E' il desiderio di far emergere il senso della vita affettiva ed emozionale. E' la religiosa esigenza di un rito laico, una messa cantata da voci bianche. E' la necessità psicologica e fisiologica di vincere senza competere. E' la facoltà di umanizzare. E' la sfida della ragione sulla passione di dominare il dio danaro, denominatore comune di tutti i popoli, vuoi illuminati da Cristo, da Maometto o da Budda.
Le donne italiane, dunque, rivendicano il diritto ed il riconoscimento istituzionale all'autenticità e libertà, dove per politica deve intendersi vocazione e difesa degli interessi altrui, formazione giovanile, sviluppo ed evoluzione, osservanza alle norme etiche della collettività. tuttavia, se la politica vuole essere l'elevato pulpito che legifera dalla sola prospettiva maschile, che insegna ed impone la commercializzazione dei sentimenti, stabilendo un prezzo alle leggi del cuore se non, addirittura, del corpo, autorizzando o non penalizzando le strategie della violenza psico-fisica alle donne o agli innocenti, ebbene, più che mai, resisteremo all'ignobile tentazione di vivere governate dall'unica fede del dio danaro!
E' evidente che in questo Paese il germe del male ha radici ventennali, e non sarò io o le donne del P.D.'E. ad estirpare la malavita organizzata con tutte le sue angoscianti diramazioni capillari. Una cosa è certa, che sia io che le Donne d'Europa lotteremo per difendere l'estraneità, caratterizzando ed amplificando il fenomeno femminile, esempio di pacifica rivoluzione di un'isola felice.
Il 7 gennaio 2003 ero sola, oggi siamo tante, forse troppe, in ragione dei mezzi e delle mie reali capacità gestionali, che dovrebbero arginare un immenso bacino, un dilatato mondo di rancori, di frustrazioni, di assenza di libertà, d'ansia di giustizia, di povertà, che straripa dalla seppur flessibile stella rosa ad otto punte, che campeggia nel cerchio che delimita il nostro simbolo, tuttavia, non limita la nostra libertà intellettuale che si libra dalla saggezza dantesca: "Se seguirai tua stella, non fallirai a glorioso porto!".

La Segretaria Nazionale
Adriana Padovano Spano