PARTITO DONNE D'EUROPA ART. 51

il primo partito a leadership femminile
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Roma 7 novembre 2004
Teatro Sistina
Convegno Donne d'Europa art.51

 
Intervento della Segretaria Nazionale: Adriana Padovano Spano
 
Perché siamo qui? Perché siete qui? Perché oggi, 7 novembre 2004, nella mia voce ascolterete la voce di milioni di donne, che desideravano essere qui con noi, per noi: donne madri, donne sole, donne malate, donne capofamiglia, donne povere, donne lavoratrici, donne casalinghe, donne imprenditrici, donne artiste, donne scienziate, donne militari, in una parola donne che hanno scelto insieme a me, di percorrere il “cammino della speranza”, dove tutto è possibile, persino realizzare, per la prima volta in Italia, il primo partito politico delle donne a leadership femminile, che affermerà nelle istituzioni, con l’equilibrio di genere, la DEMOCRAZIA, riscattando il legittimo desiderio di pace, di libertà, di solidarietà e di fede di genere.
La eco dilatata del mio pathos, dunque, è il distillato della rivendicazione giuridica del termine democrazia, impropriamente usato dal 1946 ad oggi, in 60 anni di Repubblica.
Io, qui e adesso, voglio rivendicare la “proprietà intellettuale” del termine democrazia, nel rispetto dell’Articolo 51 della Costituzione che recita:
“Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni d’uguaglianza, secondo requisiti stabiliti dalla legge.
A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne ed uomini”
Appellandoci all’Art. 51 della Costituzione noi vogliamo affermare le pari opportunità e le pari dignità in un Parlamento blindato, pertanto, non dobbiamo ancora subire la “concessione”delle quote da parte degli uomini politici, ora al 9% domani al 30%, forse!
La legge ci riconosce la legittima opportunità di candidare il 70% di donne e “concedere”il 30% al sesso opposto.
In Italia, la politica o si fa o la si subisce. Noi “Donne d’Europa” non vogliamo più subirla, giacché votiamo da 60 anni e, dal voto, non vogliamo soltanto il dovere, ma anche il diritto.
Ci sono due metodi di fare politica: il primo è vivere la competizione, “speronando” slealmente l’avversario. Io che non ho “precedenti politici”, ho scelto il secondo, andare a testa alta, lavorare 15 ore al giorno, senza finanziamenti, ripeto, senza finanziamenti, ignorando l’avversario politico ed il potente apparato mediatico.
Nel grido di dolore di 27 milioni di donne italiane, di cui mi onoro di rappresentarne la dignità, ribadisco, che il dato del 9% nelle istituzioni è ANTIDEMOCRATICO.
I cuori delle nostre sorelle d’Italia, oggi, da questa felice cassa di risonanza dell’arte, vibreranno al mio pathos, che scorre capillarmente nei loro sentimenti, con la grande orchestra di “Donne d’Europa”, che canterà la politica dell’amore, del volontariato, dell’onestà intellettuale, per tutte coloro che sono “rimaste indietro”.
Noi cancelleremo, dal nostro dizionario etico femminile, il termine Patria, da “pater”, che vuol dire paterno. Chiameremo l’Italia: la nostra Nazione, la madre terra.
E’ giunta l’ora di “aprire le ali” e volare più alto, uscire da questo pantano che rasenta la soglia del dolore e mortifica la nostra dignità femminile.
Lo “stormo” di “Donne d’Europa”, che si annida nella città di Roma, come cicogne migratrici, lascerà in ogni casa, in ogni famiglia, quel fiocco rosa di speranza, di pace e di gioia, perché si possa continuare a vivere entro, e non oltre i confini italiani.
Noi donne tingeremo di rosa anche quella parte grigia della Costituzione, che per troppi anni è rimasta “ingessata” nel doppio petto di soli uomini, strozzata dal cappio del “monopolio di stato.
E’ di sette giorni fa lo sconvolgente evento storico della firma di una Costituzione globale, quella d’Europa, dove, in Campidoglio hanno posto il sigillo ben 22 uomini su 25.
Abbiamo assistito al trionfo misogino, all’apoteosi di genere maschile plurale.
E’ scandaloso assistere passivamente a tale abuso di potere nazionale ed internazionale, accettare l’ottusa visione della politica e convivere o condividere un regime di “parte” in un’Europa ANTIDEMOCRATICA, seconda persino all’Africa.
Per questa ed altre ragioni, noi vogliamo ristabilire l’equilibrio istituzionale, ora in Italia, domani in Europa.
Il panorama del mondo si presenta rovente: guerre, violenza, mafia, 'ndrangheta, camorra, droga, stadi in sommossa, tensioni nelle istituzioni, contrasti, in una parola: CAOS - schizofrenia
E’ il fibrillante mondo, simbolo della passione maschile, è la globalizzazione della violenza, è l’ordinata ed organizzata strategia del male, che ha compiuto il tragico e forse irreversibile sorpasso sul bene.
Sulla scacchiera degli innocenti, il potere maschile ha “blindato” l’intelligenza di genere, ha codificato e gestito le regole del male. Tuttavia, la risposta dinamica ad ogni provocazione riflette le medesime regole del male:”potere contro potere”, mentre noi siamo al centro, come bersagli umani, testimoni innocenti, arbitri tra due realtà, causa ed effetto del medesimo male: il dio danaro, biblico “vitello d’oro” del terzo millennio.
Questo, e non solo questo lo scenario minaccia il nostro desiderio d’estrinsecare le forze del bene, la fisiologica matrice docile, generosa e fertile.
E’ nostro il diritto di essere donne, è nostro il dovere di dimostrarlo e difenderlo.
La nostra, dunque, sarà la politica delle volontarie, delle sognatrici, che non necessariamente vorranno ricostruire il Paese, ma certamente, non hanno nessuna fretta di distruggere ciò che la Natura, la scienza e la storia hanno nobilitato.
Noi “Donne d’Europa” non presteremo la sponda a chi vorrà alimentare, attraverso il potere, il desiderio d’egoismo.
E’ nostro il diritto di essere donne, e nostro il dovere di dimostrarlo e difenderlo.
La nostra sarà la politica delle donne, ma anche quella di uomini che vogliono credere nell’equilibro sociale, nella complementarietà, sarà la politica di quegli uomini che credono nelle loro madri, nelle loro mogli, nelle loro figlie, nelle loro sorelle, nella donna che amano.
Con l’aiuto della fede, questo sarà il partito che affermerà l’etica femminile, il partito del dovere e non del diritto. Noi donne siamo abituate ai doveri, del resto, per 60 anni abbiamo subito la politica ed esercitato il dovere al voto, senza conoscere i diritti.
Ora, nel dovere di fare politica, affermeremo il privilegio, ma anche la responsabilità dell’autonomia, pertanto, non concederemo spazio a condizionamenti “esterni” o compromessi. Pur di esserci, non ci piegheremo ai ricatti dei “media”, non ci prostituiremo a chi vorrà offrirci un prezzo più alto o una quota nelle liste elettorali, preferiremo perdere, o fare politica fuori dal Parlamento, ma anche fuori dalle urne elettorali.
E’ nostra responsabilità esserci. E’ nostra responsabilità operare. E’ nostra responsabilità esserci ed operare per la complementarietà agli uomini e non in subordinazione coatta.
Noi donne sappiamo e vogliamo vivificare la nostra società sottraendola a quella lenta depressione che sembra minacciarla, col germe di quel “quarto potere”, che è l’apparato mediatico.
E’ per questa ragione che siamo qui ad affermare l’etica della leadership femminile, sulla via del progresso morale.
E’ solo l’inizio di un processo faticoso, che dovrà necessariamente neutralizzare questo massacrante gioco dell’alternanza fra destra e sinistra, e dovrà, un giorno, vedere in Parlamento e nelle Istituzioni tutte, l’equilibrio di genere uomo- donna. Giacché, le donne, in Italia sono 27 milioni e le loro virtù morali ed intellettuali sono incontestabili.
Non esiste una sola ragione per rimuovere ancora questa preziosa potenzialità, che pure oscilla tra realtà e utopia.
Nell’alta armonia della nostra madre lingua, il mio pathos è donna e vuole essere musica, concerto di sensazioni ed emozioni, fede e preghiera!
Vorrei tanto, che dal distillato di un’etica collaudata col mio servizio al volontariato, le mie parole bruciassero come calce viva sulla vostra passione, per alimentare la fiamma umana della solidarietà.
Io sono qui per sigillare la vostra memoria, con l’etica e l’estetica femminile, simboli di pace e di fertilità.
La mia vuole essere una testimonianza di responsabilità sociale e non sete di potere.
Ogni giorno di più il mio orgoglio è alimentato dalla speranza di migliaia di donne che credono in questa mia missione, e quando a Roma o sul territorio si parla del triangolo di ETICA, TRASVERSALITA’ e FEMMINILITA’ si pensa: “ Lo dice, anche Adriana”!
E’ un umile battito d’ala, questa parentesi domenicale, nel lungo e largo volo della politica italiana, tuttavia, deve essere e deve rimanere il segno di questa testimonianza ad equilibrare ogni sorta di mala fede, di arroganza o indifferenza.
Noi, estranee al potere, abbiamo maturato, negli anni della prima e della seconda Repubblica, il privilegio di non esserci sporcate le mani, siamo un seme fertile, nuova linfa in un terreno vergine e non inquinato; abbiamo fatto tesoro dei nostri grandi “maestri” della politica, che ci hanno insegnato tutto quello che non dobbiamo fare, perché si possa realizzare la terza Repubblica, quella delle “Donne d’Europa Art. 51”
E’ con l’essenza dei miei puri sentimenti che io ho iniziato, il 7 gennaio del 2003, a scrivere questa pagina rosa nel libro di storia della politica italiana, nell’intento anche di compensare quelle orrende pagine scritte con la violenza e quelle non scritte per indifferenza o vergogna.
Ora, uscendo da questo vibrante teatro, nel cuore di Roma, c’è una sola cosa che dovreste fare: consegnare alle vostre famiglie, ai vostri amici, ai vostri conoscenti, l’emozione cromatica di questa scenografia femminile: donne prive di mezzi economici, prive di libertà, prive di esperienza politica attiva, tuttavia ricche di quel grande patrimonio che è l’etica femminile, colme di fiducia, di volontà, di coraggio per affrontare la difficile avventura, per salvare il sacro istituto della famiglia.
Sarà nostra, infatti, la matrice innovativa per la realizzazione del Ministero della Famiglia, e non solo!
La commozione mi suggerisce di concludere. Questo sarà il partito dei volontari e se in Italia esistono due milioni di volontari onesti, dopo 60 anni di solitudine, per non parlare dei precedenti, nel 2006 potremmo vivere un momento di meritata gloria.
Chiunque farà ombra sul nostro cammino farà ombra sul futuro di pace, perché “dove passano le donne, non passano le armi”.

Adriana Padovano Spano