Perché
siamo qui? Perché siete qui? Perché oggi, 7 novembre
2004, nella mia voce ascolterete la voce di milioni di donne, che
desideravano essere qui con noi, per noi: donne madri, donne sole,
donne malate, donne capofamiglia, donne povere, donne lavoratrici,
donne casalinghe, donne imprenditrici, donne artiste, donne scienziate,
donne militari, in una parola donne che hanno scelto insieme a me,
di percorrere il “cammino della speranza”, dove tutto
è possibile, persino realizzare, per la prima volta in Italia,
il primo partito politico delle donne a leadership femminile, che
affermerà nelle istituzioni, con l’equilibrio di genere,
la DEMOCRAZIA, riscattando il legittimo desiderio di pace, di libertà,
di solidarietà e di fede di genere.
La eco dilatata del mio pathos, dunque, è il distillato della
rivendicazione giuridica del termine democrazia, impropriamente usato
dal 1946 ad oggi, in 60 anni di Repubblica.
Io, qui e adesso, voglio rivendicare la “proprietà intellettuale”
del termine democrazia, nel rispetto dell’Articolo 51 della
Costituzione che recita:
“Tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono
accedere agli uffici pubblici ed alle cariche elettive in condizioni
d’uguaglianza, secondo requisiti stabiliti dalla legge.
A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari
opportunità tra donne ed uomini”
Appellandoci all’Art. 51 della Costituzione noi vogliamo affermare
le pari opportunità e le pari dignità in un Parlamento
blindato, pertanto, non dobbiamo ancora subire la “concessione”delle
quote da parte degli uomini politici, ora al 9% domani al 30%, forse!
La legge ci riconosce la legittima opportunità di candidare
il 70% di donne e “concedere”il 30% al sesso opposto.
In Italia, la politica o si fa o la si subisce. Noi “Donne d’Europa”
non vogliamo più subirla, giacché votiamo da 60 anni
e, dal voto, non vogliamo soltanto il dovere, ma anche il diritto.
Ci sono due metodi di fare politica: il primo è vivere la competizione,
“speronando” slealmente l’avversario. Io che non
ho “precedenti politici”, ho scelto il secondo, andare
a testa alta, lavorare 15 ore al giorno, senza finanziamenti, ripeto,
senza finanziamenti, ignorando l’avversario politico ed il potente
apparato mediatico.
Nel grido di dolore di 27 milioni di donne italiane, di cui mi onoro
di rappresentarne la dignità, ribadisco, che il dato del 9%
nelle istituzioni è ANTIDEMOCRATICO.
I cuori delle nostre sorelle d’Italia, oggi, da questa felice
cassa di risonanza dell’arte, vibreranno al mio pathos, che
scorre capillarmente nei loro sentimenti, con la grande orchestra
di “Donne d’Europa”, che canterà la politica
dell’amore, del volontariato, dell’onestà intellettuale,
per tutte coloro che sono “rimaste indietro”.
Noi cancelleremo, dal nostro dizionario etico femminile, il termine
Patria, da “pater”, che vuol dire paterno. Chiameremo
l’Italia: la nostra Nazione, la madre terra.
E’ giunta l’ora di “aprire le ali” e volare
più alto, uscire da questo pantano che rasenta
la soglia del dolore e mortifica la nostra dignità femminile.
Lo “stormo” di “Donne d’Europa”, che
si annida nella città di Roma, come cicogne migratrici, lascerà
in ogni casa, in ogni famiglia, quel fiocco rosa di speranza, di pace
e di gioia, perché si possa continuare a vivere entro, e non
oltre i confini italiani.
Noi donne tingeremo di rosa anche quella parte grigia della Costituzione,
che per troppi anni è rimasta “ingessata” nel doppio
petto di soli uomini, strozzata dal cappio del “monopolio di
stato.
E’ di sette giorni fa lo sconvolgente evento storico della firma
di una Costituzione globale, quella d’Europa, dove, in Campidoglio
hanno posto il sigillo ben 22 uomini su 25.
Abbiamo assistito al trionfo misogino, all’apoteosi di genere
maschile plurale.
E’ scandaloso assistere passivamente a tale abuso di potere
nazionale ed internazionale, accettare l’ottusa visione della
politica e convivere o condividere un regime di “parte”
in un’Europa ANTIDEMOCRATICA, seconda persino all’Africa.
Per questa ed altre ragioni, noi vogliamo ristabilire l’equilibrio
istituzionale, ora in Italia, domani in Europa.
Il panorama del mondo si presenta rovente: guerre, violenza, mafia,
'ndrangheta, camorra, droga, stadi in sommossa, tensioni nelle istituzioni,
contrasti, in una parola: CAOS - schizofrenia
E’ il fibrillante mondo, simbolo della passione maschile, è
la globalizzazione della violenza, è l’ordinata ed organizzata
strategia del male, che ha compiuto il tragico e forse irreversibile
sorpasso sul bene.
Sulla scacchiera degli innocenti, il potere maschile ha “blindato”
l’intelligenza di genere, ha codificato e gestito le regole
del male. Tuttavia, la risposta dinamica ad ogni provocazione riflette
le medesime regole del male:”potere contro potere”, mentre
noi siamo al centro, come bersagli umani, testimoni innocenti, arbitri
tra due realtà, causa ed effetto del medesimo male: il dio danaro,
biblico “vitello d’oro” del terzo millennio.
Questo, e non solo questo lo scenario minaccia il nostro desiderio
d’estrinsecare le forze del bene, la fisiologica matrice docile,
generosa e fertile.
E’ nostro il diritto di essere donne, è nostro il dovere
di dimostrarlo e difenderlo.
La nostra, dunque, sarà la politica delle volontarie, delle
sognatrici, che non necessariamente vorranno ricostruire il Paese,
ma certamente, non hanno nessuna fretta di distruggere ciò
che la Natura, la scienza e la storia hanno nobilitato.
Noi “Donne d’Europa” non presteremo la sponda a
chi vorrà alimentare, attraverso il potere, il desiderio d’egoismo.
E’ nostro il diritto di essere donne, e nostro il dovere di
dimostrarlo e difenderlo.
La nostra sarà la politica delle donne, ma anche quella di
uomini che vogliono credere nell’equilibro sociale, nella complementarietà,
sarà la politica di quegli uomini che credono nelle loro madri,
nelle loro mogli, nelle loro figlie, nelle loro sorelle, nella donna
che amano.
Con l’aiuto della fede, questo sarà il partito che affermerà
l’etica femminile, il partito del dovere e non del diritto.
Noi donne siamo abituate ai doveri, del resto, per 60 anni abbiamo
subito la politica ed esercitato il dovere al voto, senza conoscere
i diritti.
Ora, nel dovere di fare politica, affermeremo il privilegio, ma anche
la responsabilità dell’autonomia, pertanto, non concederemo
spazio a condizionamenti “esterni” o compromessi. Pur
di esserci, non ci piegheremo ai ricatti dei “media”,
non ci prostituiremo a chi vorrà offrirci un prezzo più
alto o una quota nelle liste elettorali, preferiremo perdere, o fare
politica fuori dal Parlamento, ma anche fuori dalle urne elettorali.
E’ nostra responsabilità esserci. E’ nostra responsabilità
operare. E’ nostra responsabilità esserci ed operare
per la complementarietà agli uomini e non in subordinazione
coatta.
Noi donne sappiamo e vogliamo vivificare la nostra società
sottraendola a quella lenta depressione che sembra minacciarla, col
germe di quel “quarto potere”, che è l’apparato
mediatico.
E’ per questa ragione che siamo qui ad affermare l’etica
della leadership femminile, sulla via del progresso morale.
E’ solo l’inizio di un processo faticoso, che dovrà
necessariamente neutralizzare questo massacrante gioco dell’alternanza
fra destra e sinistra, e dovrà, un giorno, vedere in Parlamento
e nelle Istituzioni tutte, l’equilibrio di genere uomo- donna.
Giacché, le donne, in Italia sono 27 milioni e le loro virtù
morali ed intellettuali sono incontestabili.
Non esiste una sola ragione per rimuovere ancora questa preziosa potenzialità,
che pure oscilla tra realtà e utopia.
Nell’alta armonia della nostra madre lingua, il mio pathos è
donna e vuole essere musica, concerto di sensazioni ed emozioni, fede
e preghiera!
Vorrei tanto, che dal distillato di un’etica collaudata col
mio servizio al volontariato, le mie parole bruciassero come calce
viva sulla vostra passione, per alimentare la fiamma umana della solidarietà.
Io sono qui per sigillare la vostra memoria, con l’etica e l’estetica
femminile, simboli di pace e di fertilità.
La mia vuole essere una testimonianza di responsabilità sociale
e non sete di potere.
Ogni giorno di più il mio orgoglio è alimentato dalla
speranza di migliaia di donne che credono in questa mia missione,
e quando a Roma o sul territorio si parla del triangolo di ETICA,
TRASVERSALITA’ e FEMMINILITA’ si pensa: “ Lo dice,
anche Adriana”!
E’ un umile battito d’ala, questa parentesi domenicale,
nel lungo e largo volo della politica italiana, tuttavia, deve essere
e deve rimanere il segno di questa testimonianza ad equilibrare ogni
sorta di mala fede, di arroganza o indifferenza.
Noi, estranee al potere, abbiamo maturato, negli anni della prima
e della seconda Repubblica, il privilegio di non esserci sporcate
le mani, siamo un seme fertile, nuova linfa in un terreno vergine
e non inquinato; abbiamo fatto tesoro dei nostri grandi “maestri”
della politica, che ci hanno insegnato tutto quello che non dobbiamo
fare, perché si possa realizzare la terza Repubblica, quella
delle “Donne d’Europa Art. 51”
E’ con l’essenza dei miei puri sentimenti che io ho iniziato,
il 7 gennaio del 2003, a scrivere questa pagina rosa nel libro di
storia della politica italiana, nell’intento anche di compensare
quelle orrende pagine scritte con la violenza e quelle non scritte
per indifferenza o vergogna.
Ora, uscendo da questo vibrante teatro, nel cuore di Roma, c’è
una sola cosa che dovreste fare: consegnare alle vostre famiglie,
ai vostri amici, ai vostri conoscenti, l’emozione cromatica
di questa scenografia femminile: donne prive di mezzi economici, prive
di libertà, prive di esperienza politica attiva, tuttavia ricche
di quel grande patrimonio che è l’etica femminile, colme
di fiducia, di volontà, di coraggio per affrontare la difficile
avventura, per salvare il sacro istituto della famiglia.
Sarà nostra, infatti, la matrice innovativa per la realizzazione
del Ministero della Famiglia, e non solo!
La commozione mi suggerisce di concludere. Questo sarà il partito
dei volontari e se in Italia esistono due milioni di volontari onesti,
dopo 60 anni di solitudine, per non parlare dei precedenti, nel 2006
potremmo vivere un momento di meritata gloria.
Chiunque farà ombra sul nostro cammino farà ombra sul
futuro di pace, perché “dove passano le donne, non passano
le armi”.
Adriana
Padovano Spano