22 milioni, le famiglie italiane, di cui 2.360.000 povere, 23.808 associazioni di volontariato sono i grandi NUMERI arginati dalla solidarietà, dal senso civico e dalla coscienza sociale femminile. Sono anche le coordinate di un nobile triangolo sul quale evolve la piramide etica ed economica di un Paese civile. Tuttavia, l’impegno politico “misogino”, di oltre mezzo secolo, ha voluto celebrare il trionfo verticale dei miti del potere, che hanno legiferato coerentemente e trasversalmente per dirottare ingenti risorse economiche pubbliche, accreditando i diritti istituzionali agli uomini ed i doveri sociali alle donne.
L’amara conseguenza è visibile nella dilatazione del “gap” di genere nelle istituzioni, responsabile uno Stato che ha saputo privilegiare il consolidamento del potere maschile, prima ignorando, poi sottovalutando il diritto alla parità, sul principio della “diversità”.
Le famiglie italiane sembrano irreggimentate sulla norma della rimozione delle radici, che caratterizzano l’istituto della famiglia, tabernacolo della genesi biologica e memoria storica dei codici etici della “comunità”, e che giustifica la ragione di esistere della stessa politica.
Uno stato che in 60 anni di falsa democrazia non ha saputo blindare i valori della famiglia e gratificare quelli del volontariato, mortificando, nei fatti, il genere femminile, cronicizzato in frustrazione sociale, ebbene, questo è uno Stato che necessita di una dose massiccia di donne che ravvivino il grigiore uniforme del mosaico istituzionale, donne che riscattino non solo la parità quantitativa, ma la diversità qualitativa. Il genere, dunque, è lo spartiacque che fa la differenza di tutti i diritti umani.
L’attività politico-finanziaria, gestita da soli uomini, lascia alle generazioni future una drammatica eredità.
La grande famiglia italiana, nel terzo millennio fermenta nella confusione di una informazione globale che impone “il grande fratello” come lievito della crescita sociale.
La famiglia “moderna” sembra incentivata a convertirsi a modelli virtuali importati, a caro prezzo, dall’Occidente avanzato, che minaccia il millenario istituto, sradicandolo dai canoni classici, religiosi o laici, per innestarlo alla formula patologica definita “famiglia allargata”, una sorta di promiscuità modello “soap-opera” americana, le cui emozioni scorrono sui grandi schermi cinematografici o televisivi, al veloce ritmo della più sofisticata tecnologia: sequenza di matrimoni consumati in contemporanea, moltiplicarsi di legami omosessuali, adozioni commercializzate, o rese difficili a coppie meritevoli, convivenze forzate, o decise unilateralmente, condizionate dal solo lucore del danaro, fecondazioni legittimate da burocrati, clonazioni ed “embrioni globali” fecondati da multinazionali, ed altro, ancora più sconcertante, come istruzioni scientifiche e suggestionanti di una violenza gratuita e disumana, domiciliata ai minori o ai tanti border-line del crimine. E’ dal modello virtuale, dal falso mito, che la società degenera nella schizofrenia e nell’aggressività.
L’onere di tale conseguente squilibrio sociale è il prezzo che, in buona sostanza, pagano le donne, escluse dalla responsabilità delle istituzioni, tuttavia, a tempo pieno, mogli, madri, padrone di casa, lavoratrici, assistenti ai malati, volontarie, e sempre più, convergenti nel male della povertà, che tende a metastatizzare la piaga sociale, nei casi più gravi muta in somatizzazione, nevrosi, o peggio, in prostituzione coatta o “silenziosa”.
Le donne italiane, dopo l’Olanda, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e la Spagna, risultano occupate al 50% con zero figli, solo al 33,7% con 3 figli.
Queste ferite e lacerazioni di uno Stato antidemocratico trovano ancora conforto nel vivificante balsamo delle molte volontarie italiane, che nel loro dignitoso silenzio alimentano l’asse portante di un equilibrio sociale, “fuori dal coro” delle istituzioni delle eco medianiche. Si spiega, così, perché 30 milioni di donne sono vittime del doppio onere sociale, che la vede da un lato potenziare lo Stato, in ragione dell’elevata contribuzione degli oneri fiscali e di una maggioranza elettorale al 52%, dall’altro, operare amorevolmente e responsabilmente per fronteggiare l’attività privata.
E’ l’amara oggettiva analisi di una politica monolitica e di una Repubblica di parte, che ha legittimato il monopolio di genere maschile e cronicizzato il 91% di presenze in Parlamento.
Alla “pietas” femminile, dunque, è affidato l’onore più alto dell’antidemocrazia, agli adolescenti il rischio dello smarrimento dei riferimenti familiari, ai giovani la sterilità di un pericoloso, insostenibile e forse irreversibile consumismo.
Per questa ed altre ragioni, noi Donne d’Europa, con lo stile ed il garbo che si chiede ai “padroni di casa”, qui e adesso, dobbiamo denunciare ad alta voce, e senza paura, che ad un Parlamento squilibrato nel genere corrisponde una Società squilibrata e, perciò, ingovernabile!.
Dal 1946 le italiane, in 60 anni di voto, non hanno acquisito i fondamentali diritti politici, dunque, il P.D.’E. vuole legittimare, paradossalmente, il dovere di accedere alle istituzioni.
L’auspicio è ristabilire il fisiologico equilibrio etico ed economico in un Parlamento di genere civile e democratico, dove sia possibile “coniugare” qualità e quantità della nobile stirpe politica.
Noi donne non dobbiamo più delegare i nostri diritti, non dobbiamo affidare ciecamente le nostre famiglie al solo potere politico di “padri sconosciuti”, a “padrini”, a “padri padroni”, a “grandi fratelli”, a “confratelli massonici”, a “figli dei lupi o lupetti”, a “padri globali”, a “padri spirituali” o “padri mediatici”. Il P.D.’E. vuole affidare alle “madri” il potere istituzionale e originario di procreare, difendere ed amministrare i propri figli, garantendo energia sana al futuro della Nazione.
IL P.D.’E. è il partito che propone l’istituzione del Ministero della Famiglia, le donne debbono semplicemente legittimare ciò che, nei millenni, hanno degnamente realizzato anche fuori dalle istituzioni, anche fuori dalle leggi di genere e con gli “avanzi” dei capitali pubblici. Con pudore, con la passione alla missione e la vocazione naturale al servizio di coloro che sono rimasti indietro.
Questo io ho fatto nei decenni di volontariato, questa è la mia linea politica che intendo sigillare, questi sono i principi simbolizzati dalla nostra stella nascente della politica italiana: una rosea famiglia allargata di povere, ma oneste volontarie, di Stato al servizio della sacra famiglia di ieri, di oggi e di domani.