La mia esperienza di donna libera, nel momento storico in cui mi è dato vivere, mi ha offerto l'opportunità, come a molte donne, di parlare per il piacere di parlare, mentre, oggi, mi vedo costretta a parlare, anzi, a denunciare la cronicizzazione di un crescente e grave fenomeno di costume, che minaccia la dignità femminile nella nostra società: la prostituzione, una piaga che, nei millenni, non sembra cicatrizzarsi. "Il mestiere più antico del mondo" ha radici maligne che s'innestano in un terreno che non frana e, purtroppo, non sembra registrare disoccupazione nonostante le varie crisi economiche.
Ebbene, questo libero ed incontrollato commercio di carne umana, deve convergere verso una giustizia che ponga un limite all'eruzione del male e costringa a cancellare, irreversibilmente, i bilanci in "nero" di questo furore bestiale.
La fierezza, l'orgoglio ed il pudore femminile, sono i gradini che mi vedono ascendere sul podio di questo primo ed unico Partito, che avverte il peso della responsabilità ed il dovere morale di lottare con le Donne d'Europa, per tutte le donne, affinché quel 91 per cento di uomini che ha monopolizzato il Parlamento, da 60 anni, ed a cui ci si appella per il progresso civile della società, s'inchini alle nostre proposte di legge sull'abisso del male PROSTITUZIONE e dei suoi vergognosi derivati. "Reato grave, dunque, per coloro che la organizzano, reato grave per coloro che la esercitano, reato non meno grave per coloro che la consumano!".
Tutti sappiamo, o tutti dobbiamo sapere, che attorno alla "fiamma" globale della prostituzione si scalda la malavita organizzata, un prisma dalle incandescenti sfaccettature che vanno dal traffico di stupefacenti al riciclaggio di danaro sporco, al mercato dei falsi, alla micro-criminalità, fenomeni che dilatano la spirale criminale dei regolamenti di conti e di violenza psico-fisica alle donne, e poi,... soffiando su quella orribile brace, è possibile scorgere le più gravi malattie da contagio, spesso irreversibili, che hanno trasformato molte culle in nidi di dolore.
Nel 2005, dunque, la prostituzione è ancora la matrice dei più gravi fenomeni sociali, in questo bel Paese dell'Occidente avanzato!
Vi risparmio alcune dolorose cifre statistiche, anche se fisiologicamente il mio linguaggio è vincente solo quando può dominare l'infinito mondo dei numeri, tuttavia, in questo tenebroso scenario del malcostume, l'imponente apparato burocratico e politico sembra non fornire numeri fiscali, privilegiando, invece, "numeri" di bilanci più o meno virtuali connessi all'imprenditoria o ai "seminari maggiori" del sistema bancario, dove la soluzione del problema morale viene, confusamente, data in pasto ai media, che centrifugano i colori della vergogna per, poi, veicolare le ideologie del male negli indecifrabili "codici" della Magistratura.
Al genere femminile italiano, così, la chiarezza giunge da oltre Oceano, da un Rapporto delle Nazioni Unite che denuncia: "Le donne costituiscono metà della popolazione mondiale, si fanno carico di circa due terzi delle ore di lavoro, ricevono un decimo del reddito mondiale e possiedono meno di un centesimo dei beni del mondo".
E' questa ragione da cui si genera lo squallido fenomeno della prostituzione?
Questo mortificante interrogativo nel terzo millennio merita una risposta che porti al cuore ed apra lo scenario del superamento.
Oggi, 7 giugno 2005, qualsiasi sia la genesi del malcostume, noi Donne d'Europa varchiamo la soglia della speranza e vogliamo lasciare un'orma profonda nel difficile percorso, che ci vede rivendicare il potere nelle Istituzioni, affinché non sia più la schiacciante ed antidemocratica maggioranza di uomini ad occuparsi della dignità della donna e delle primarie esigenze morali connesse a temi come la prostituzione, le adozioni, il ministero della Famiglia e quanto costituisca il prezioso sigillo di etica femminile, spartiacque della politica di Genere in un Parlamento, che con amarezza voglio definire: la più ambita e lussuosa dimora per soli uomini e, per ironia della sorte, unica "casa chiusa" alla donne italiane.