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Roma 7 maggio 2005 - Sala del "Tempo"
Convegno: "ETICA FEMMINILE, premessa di formazione e lavoro"
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Sabato 7 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 13.00, in Roma, Piazza Colonna - Sala del Tempo, si è tenuto il Convegno del P.D'.E. Art. 51, sul tema: "Formazione, Lavoro Femminile e Finanza".
Ha aperto il Convegno la Segretaria Nazionale Adriana Padovano Spano. |
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Discorso di Adriana Padovano Spano (Segretaria Nazionale)
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La mia ventennale esperienza di volontariato, sul terreno della psicologia femminile, ha rinvigorito la mia determinazione nel realizzare il primo partito europeo di genere, che vuole rivendicare e tutelare i diritti delle donne.
Ora, se è vero, come è vero, che la formazione intellettuale delle donne lievita attraverso l'abnegazione al lavoro e si manifesta con il sacrificio dell'attività gratuita, è ancor più credibile che tale espressione di femminilità, là dove alimentata o riconosciuta legalmente dalle Istituzioni e legittimamente retribuita, possa considerarsi patrimonio dell'umanità.
Dall'occidente all'oriente, sullo scorcio di una società globale, dove il lavoro sembra più dividere che affratellare, non più l'uomo, ma la donna, sembra attualizzare il principio biblico: "Guadagnerai il pane col sudore della fronte".
Da fedele e da intellettuale, dunque, voglio ricorrere alla vostra sensibilità sul paradossale parallelismo che vede riemergere il Manifesto di Marx in perfetta linea con i principi del Cristianesimo, dove l'elemento "comunione", per la donna, viene rappresentato dal lavoro, frutto dell'attività "morale", e non già dal quantum economico. Fondamentale, perciò, è la qualità e non la quantità del lavoro, ovvero, del diritto umano di estrinsecare la propria energia intellettuale e morale che affermi il proprio talento e non reprima l'esigenza psicologica. Il lavoro, dunque, come espressione di autenticità dell'"essere" liberi in un società che compensi, non già il materialismo, bensì, l'essenza etica: il lavoro come momento axiologico dell'energia produttiva, come stato di grazia della produzione umana, da non confondere con lo stato "coatto" della produzione.
Il lavoro femminile, pertanto, rappresenta la condizione morale, giacchè, diventa una forma elettiva dell'attività umana e fase nevralgica della socialità, dove il materialismo si pone come promozione dell'esperienza umana e della solidarietà garante del progresso.
Morale religiosa e morale laica, così, nell'etica femminile, sembrano fondersi al principio ontologico del lavoro esercitato come missione socio-etica.
Non è un caso, che nella lettera apostolica "MULIERIS DIGNITATEM" di Giovanni Paolo II, Egli definisce la donna: "sorriso di Dio".
Oggi, il "genio femminile", più che il diritto, dovrebbe avvertire il dovere morale di scrivere un nuovo "Manifesto" che restituisca, a quello che io chiamo l'ultimo Profeta d'Israele, quella nobile verità appannata dalla speculazione di molti uomini, che hanno voluto equivocare il concetto di lavoro per monopolizzarlo, determinando un debito incalcolabile nei confronti del genere femminile. All'interno del loro monopolio di "Stato", poi, hanno, con arroganza, blindato le "casse", con i loro codici di "disonore", che non sembrano generarsi dall'antica formula benedettina "Ora et Labora", dove la legislazione del lavoro rappresenta uno sprone ad operare ed una tensione verso un dinamismo, che appartiene allo spirito ed al corpo, come momento di raccoglimento e come stato axiologico del lavoro.
Noi Donne d'Europa non conosciamo e non vogliamo conoscere quei "codici" che, tuttavia, facilmente ci spalancherebbero le porte delle Istituzioni.
Noi vogliamo procedere da volontarie, in libertà, ed autonomia, fuori dalle "corsie preferenziali", nel rispetto e coerenza della formazione femminile, che è tale in quanto elaborazione di un modo di essere "autentici", dove la genesi del lavoro è pura e non "il vitello d'oro" del terzo millennio.
Il principio della dignità del lavoro nella donna è un modo di essere dell'onore del lavoro, dell'esperienza umana fondata sulla nobilitante convivenza con esso, una sorta di sinergismo morale.
Questo io penso, questa io sono, e questo è il Partito delle Donne, che ho fondato per rivendicare, non già le "pari opportunità", da cui mi sentirei umiliata, (all'interno di un regime così antidemocratico) ma per una maggiore presenza sociale, che affermi la "superiorità" della dignità femminile, dove, la coesione morale dia vita al trionfo dell'umanizzazione del lavoro per una civiltà non dell'amore per il danaro, ma dell'amore.
Adriana Padovano Spano
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