PARTITO DONNE D'EUROPA ART. 51

il primo partito a leadership femminile
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Roma 7 marzo 2004
Aula Magna AUGUSTINIANUM - Via PaoloVI, 25- Roma
Presentazione del Progetto di Partito Politico “Donne d’Europa Art.51”

Intervento della Segretaria Nazionale: Adriana Padovano Spano
 
Il 7 gennaio 2003, io avevo un sogno: realizzare un progetto politico che vedesse la DONNA protagonista, leader del primo Partito politico italiano a leadership femminile.
Oggi, 7 marzo 2004, a poco più di un anno, questo sogno si è avverato.
Qui e adesso, per 27 milioni di donne italiane, si apre la speranza di scrivere una pagina rosa, nella storia della politica, nel nome di “Donne d’Europa”.
Dopo 57 anni di sacrifici, di frustrazioni, di aspettative, le donne in Parlamento e nelle istituzioni sono presenti al 9% e, per di più, sottomesse alla leadership maschile di troppi Partiti: si spiega perché, oggi, deve nascere una speranza di libertà.
Il 9% è un dato che ci vede al settantesimo posto, arretrate persino a molti paesi del terzo mondo. E’ un dato sconcertante, un dato inaccettabile, un dato scandaloso, un dato mortificante per la dignità femminile, un dato al limite della costituzionalità, ma soprattutto un dato ANTIDEMOCRATICO.
Per ben 57 anni in questo Paese si è parlato di Democrazia in modo improprio. La democrazia, che ha formato più generazioni, è stata la falsa democrazia di uno Stato che ha chiamato le donne ad esercitare il dovere al voto e non il diritto.
Io credo che, se Alcide De Gasperi, virtualmente, fosse seduto qui fra noi, di fronte a tale spettacolo dove, dopo 57 anni, si rivendicano i fondamentali diritti delle donne, ebbene, egli rinnegherebbe di essere il “padre” di questa Democrazia.
Noi donne abbiamo, dignitosamente, subìto la politica della prima e della seconda Repubblica. E’ tempo di guardare alla Terza Repubblica, quella delle “Donne d’Europa”. Il cammino è lungo e tutto in salita, ma la mia tenacia non conosce ostacoli. In questa missione mi sostengono l’amore e la passione che mi vedranno resistere fino in fondo, se varrà la pena di resistere.
Dodici mesi fa ho iniziato questa difficile avventura. Molti mi dicevano che senza danari non “potevo” fare politica. Andando avanti, mi dicevano che senza danari non “sapevo” fare politica. Oggi mi dicono che, senza danari, non “debbo” fare politica. E’ chiaro allora, che noi donne siamo diventate scomode, per chi ha vita facile, agevolato dal lucore dei miliardi.
Una cosa è certa. Non sarò io ad adeguarmi a chi gode dei vantaggi della politica. Semmai, è auspicabile che siano gli altri ad adeguarsi al mio rinnovato stile di esercitare il volontariato , dopo venti anni di concreto attivismo , anche nella politica , per portarvi quella che è l’unica ricchezza del volontariato: l’etica.
Io non ho “precedenti politici”, provengo da un ventennio di volontariato e non sto rischiando capitali. Io ho messo in gioco il mio patrimonio morale, la mia credibilità e la mia dignità di donna. Il motore di questo Progetto non è il “dio” danaro, ma il principio di giustizia, per tutte quelle donne che vogliono rivendicare i loro legittimi diritti. Sia chiaro a tutti: ogni sorta di conquista femminile non dovrà avere il sapore amaro della “concessione” da parte degli uomini, noi ci appelliamo all’Articolo 51 della Costituzione, che sancisce il diritto di costituire un Partito ed affermare, in Parlamento, le “pari opportunità” e le “pari dignità”.
Qui e adesso, voglio credere che , se in Italia esistono ancora tre milioni di persone oneste e credono nel diritto di genere, noi il Partito lo faremo e vedremo in Parlamento centinaia di donne capaci di governare.
Io una cosa non so fare: perdere!
Noi siamo qui per vincere questa battaglia. Tuttavia, se il prezzo da pagare sarà il “compromesso”, vorrà dire che varrà la pena anche “perdere”.
E’ evidente che , come ultime arrivate, noi rischiamo di ereditare uno Stato alla deriva , uno Stato non più democratico, uno Stato in cui sono finiti i tempi dell’abbondanza .
In ogni caso, noi sapremo distinguere i problemi di genere puntando sull’autonomia sia delle leggi che dei capitali , e non presteremo la sponda a chi vorrà farci credere che: “di notte, tutte le vacche sono nere”!
Seppur ritardatarie, realisticamente e consapevolmente, andremo a “raschiare il barile” della politica, ereditando i debiti del Paese, dove il sistema bancario vacilla e dove lo Stato “tende” ad essere un’azienda fallimentare, dove la disoccupazione giovanile e la tossicodipendenza dilagante dovrebbero garantire le nostre pensioni , dove le famiglie sono sempre meno, e sempre più in crisi.
Io credo che è tempo di affrettarci, prima che ambire al Parlamento non sia più motivo d’orgoglio e di assunzione di responsabilità, ma paura e rischio di finire in una trappola.
Vi invito a non perdere il treno della speranza, prendiamolo, anche “in corsa”, fiduciosi, finché questa è ancora una scelta, prima che diventi una “deportazione”.
Il nostro treno corre sui binari dell’ETICA, della FEMM1NILITA’ e della TRASVERSALITA’, dove la trasversalità cela il diritto di affermare l’equilibrio nelle istituzioni, quell’equilibrio che ogni giorno di più pesa da una parte sola: quella del genere maschile generando lo squilibrio sociale.
Fra poche ore, a 100 passi da questo luogo che ci ospita, si aprirà quella “finestra” sul mondo, dalla quale il Santo Padre invocherà parole di speranza per le donne che domani, 8 marzo, vivranno la loro festa. Speriamo di poter cogliere, nel suono delle campane, il pathos di quelle “crepuscolari” parole augurali.
Ora, io, voglio fare un augurio ed un ringraziamento a tutti gli uomini politici che, nelle due Repubbliche, hanno lavorato per noi, e ci hanno insegnato, non già quello che dobbiamo fare, giacché lo sapevamo dalla nascita, ma ci hanno insegnato quello che “non” dobbiamo fare.
Su quelle macerie, forti degli errori già commessi e pagati (anche se non sempre), noi cercheremo di costruire il nostro avvenire politico, nella terza Repubblica, quella delle “Donne d’Europa”.

Voglio concludere, con un appello agli operatori mediatici, che sappiamo hanno le mani legate:
“Per una volta nella vostra carriera, abbiate il coraggio di scrivere la verità su quest’evento, e questa verità potrete dirla a condizione che , tornando in redazione, prima di scrivere, pensiate per un solo momento a vostra madre, a vostra figlia, alla donna che amate, lasciando che sia il cuore a guidarvi in un mondo reale, che è anche il vostro.
Non saranno i miei o i vostri discorsi a far vibrare i timpani di chi ascolta, ma dovrà essere il distillato di queste parole a penetrare nei cuori, deve essere il pathos a lasciare il segno nella memoria e scrivere la storia”.

Infine, voglio rivolgere una supplica a tutti i presenti, ricordando che 700 giorni ci separano dalle elezioni politiche del 2006 e, da domani, se ognuno di voi avrà informato una sola persona al giorno, ebbene, questo avrà già prodotto mezzo milione di voti rosa. La politica si fa anche con i numeri, ed io ho dedicato venti anni allo studio della scienza dei numeri ed in Italia, in questo campo, credo di non essere “seconda a nessuno”. Ora vi lascio, nel desiderio che un’onesta solidarietà ci veda uniti.
Io lavorerò, con tutte le mie donne, perché i vostri figli non debbano vedere, nel firmamento politico, una “notte senza stelle”

Adriana Padovano Spano

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